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- Sua Maestà “LA PRIMAVERA” - Equinozi, miti e feste di rinascita da Occidente a Oriente


Tra qualche giorno sarà di nuovo primavera. L’unica certezza in un momento storico che di stabile e certo ha ormai ben poco.

L’equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei momenti dell’anno in cui, come vuole il termine latino aequus nox, notte uguale, giorno e notte sono in perfetto equilibrio, ovvero durano entrambi 12 ore. Se l’equinozio d’autunno segna l’inizio della metà oscura dell’anno, quello di primavera è il primo giorno della stagione della rinascita, e mentre le giornate pian piano si allungano e gli alberi si riempiono di fiori colorati, anche l’essere umano inizia a percepire dentro di sè una nuova energia e il desiderio naturale di luce e di vita, espresso da miti e leggende arcaiche in ogni parte del mondo. Sarebbe impossibile raccontare in un solo articolo la varietà e la bellezza di queste antichissime tradizioni. Ci proviamo scegliendone alcune particolarmente interessanti.

La festa più antica al mondo legata alla primavera, il Nowruz, sarebbe nata in Persia, in età pre-islamica, e risalirebbe addirittura a 15.000 anni fa, all'epoca del leggendario re persiano Yima. Si tratta del Capodanno persiano, che cade proprio in corrispondenza dell'equinozio di primavera. Tale festività sarebbe poi stata ripresa intorno al 1000 a.C. dallo Zoroastrismo, religione ufficiale dell'impero persiano, introdotta dal profeta Zarathustra, primo culto monoteista della storia basato sull’adorazione del dio Ahura Mazda e sull’eterna lotta tra bene e male. Tale festività si è radicata nei territori un tempo facenti parte dell’impero persiano (Afghanistan, Uzbekistan, Kurdistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Albania e soprattutto Iran), dove è ancora oggi largamente diffusa e sentita. Qui, nel "nuovo giorno” (da nava-nuovo e rəzaŋh–giorno), che cade tra il 20 e il 22 marzo, si prepara l’Haft Sin (sette “S”), tavola che riunisce sette elementi simbolici caratterizzati dalla comune iniziale. Il numero 7 richiama i sette arcangeli che aiutarono Zarathustra a fondare la sua religione ed è dunque considerato un numero sacro (come d’altronde in moltissime religioni del mondo).

Ma c’è un’altra allegoria numerica in questa festa: passati dodici giorni (che simboleggiano i dodici mesi dell’anno) da Nowruz, durante i quali le persone visitano reciprocamente tutti i parenti per gli auguri portando in dono dolci e fiori, il tredicesimo, detto Sizdah Bedar, cioè il “Giorno della Natura”, viene trascorso all’aperto, organizzando pic-nic e scampagnate (una sorta di Pasquetta in versione persiana). Questa giornata è di buon auspicio per le famiglie, dato che, trascorrendo il tempo fuori, gli spiriti maligni non hanno modo di infestare le case.

Tale festa è celebrata anche dalle comunità sufi, che la chiamano Sultan Nevruz, in quanto il profeta Maometto avrebbe ricevuto da Allah l'ordine di diffondere a tutti il suo messaggio proprio in tale data, ed inoltre sarebbe secondo loro anche il giorno in cui il mondo avrebbe iniziato a girare per volontà divina (ecco il legame con le corrispondenze astronomiche di tale festività).

L’Iran non è l’unico paese in cui si celebra tale festa di Primavera antichissima.

Circa 4700 anni fa, nell’Egitto faraonico della III dinastia, si festeggiava Sham el Nessim (letteralmente “fiutare il vento”, con probabile riferimento alla brezza primaverile), ricorrenza legata all’inizio della stagione dei raccolti nel mese di marzo, i cui riti sopravvissero sia al processo di cristianizzazione che alla dominazione araba.

Oggi infatti tale festività, che cade esattamente il lunedì successivo alla Pasqua Copta (guarda caso torna il riferimento alla nostra Pasquetta…) è festeggiata tanto dai cristiani quanto dai musulmani. Se pensate che le uova colorate e quelle di cioccolata siano una tradizione recente vi sbagliate di grosso. Oggi come allora, per questa festa, gli antichi Egizi dipingevano le uova, simbolo di nuova vita, le appendevano nei templi e le regalavano agli amici. Nella cosmogonia egizia l’uovo rivestiva un profondo significato simbolico, in quanto secondo il mito della creazione l’universo avrebbe avuto origine dall’uovo cosmico, deposto sulle acque primordiali da Knef, la grande anatra celeste. Tutt’oggi per le strade egiziane è frequente trovare alberi “di Pasqua” decorati con uova dipinte e pic-nic improvvisati all’aria aperta durante i quali si consumano le uova.

In Mesopotamia, nel mondo sumero e babilonese, la festa di Primavera coincideva con la celebrazione mitica dell’amore carnale tra Ishtar, dea dell’amore, della maternità e della fertilità, e il dio Tammuz. Il mito narra che Ishtar, avendo perso tragicamente il marito, decise di scendere sottoterra e ricercarlo nell’Ade, il Mondo delle Ombre. Qui, dopo aver superato sette porte e corrispondenti prove, lasciando ogni volta come pegno uno dei sette veli che la coprivano, Isthar poté finalmente riabbracciare il suo amato, ottenendo dalla sorella Ereshkigal, Signora degli Inferi, il consenso di riportarlo per sei mesi l’anno sulla terra. Durante l’assenza di Ishtar (periodo corrispondente all’inverno) il mondo terreno fu condannato alla morte e alla sterilità, gli uomini e gli animali cessarono di riprodursi e la vegetazione di fiorire. Col suo ritorno insieme a Tammuz sulla Terra ritornò invece la vita e con essa la primavera. Tale mito spiegherebbe così al mondo il ciclo delle Stagioni.

Troviamo molte similitudini col mito greco di Persefone (la romana Proserpina), figlia di Zeus e di Demetra, dea dell’agricoltura e del raccolto, secondo il quale essa viene rapita da Ade, dio degli inferi nonché suo zio, il quale, innamorato di lei, la porta con sé facendone la sposa e la regina del regno dei morti. Demetra la cerca disperatamente per tutta la terra e, non trovandola, per protesta inaridisce ogni cosa, impedendo agli umani di coltivare e di nutrirsi. Se non riavrà la figlia, nessuno sopravviverà. Zeus, temendo la fine dell’umanità, cerca di riappacificare Demetra e Ade, riuscendo ad ottenere che per almeno sei mesi Persefone possa tornare sulla Terra, e che con lei la terra torni a fiorire. Per questo nel mondo mediterraneo e greco-romano essa è associata con la primavera.

Ma in realtà nel mondo latino e italico la dea della primavera propriamente detta era Flora (Chloris nella sua versione greca), protettrice dei boccioli e della fioritura delle piante per l’alimentazione, compresi vigneti e alberi da frutta. Il celebre dipinto di Botticelli, di cui essa è protagonista insieme a Venere, ce ne ricorda il mito. In suo onore venivano celebrati i Floralia, festa che cadeva tra fine aprile e inizio maggio, improntata a festeggiare, oltre alla fertilità vegetale, la gioventù, i sensi amorosi e le belle speranze, ovvero tutto ciò che sboccia. Le donne vestivano con colori sgargianti e ghirlande di fiori e in quei giorni si susseguivano rappresentazioni teatrali, danze e cerimonie a tema pastorale. Alcune pitture rinvenute a Pompei, come quelle provenienti dalla Villa di Arianna a Stabiae, attestano l'esistenza del culto di Flora in Campania. La corrispondenza fra la tradizione italica di Flora e la leggenda greca della ninfa Clori, sposa di Zefiro, vento primaverile di nord-ovest, sarebbe avvenuta grazie al poeta latino Ovidio, il cui poema Le Metamorfosi ci racconta gran parte dei miti classici che oggi conosciamo.

Ma poiché i colori della primavera, grazie al cielo, non risparmiano nessun paese del mondo, ecco che anche nell’Estremo Oriente il miracolo della primavera ha trovato una spiegazione plausibile in un racconto mitologico.

In India il mito di Krishna che, geloso del colorito pallido della moglie Radha, l’avrebbe ricoperta di colori, avrebbe dato origine alla celebre Holi Fest, antica festa di Primavera trasformatasi in festa dei colori. In tale celebrazione di origine induista, per un solo giorno all’anno, saltano tutte le differenze di ceto e di casta e tutti gli uomini sono considerati uguali. Le persone scendono per strada gettando ovunque polveri colorate che creano un’atmosfera magica, abbracciandosi, danzando, cancellando i dolori e le difficoltà dell’inverno e celebrando i colori dei fiori e della natura.

Spingendosi ancora più a oriente, in Giappone, tra fine marzo e inizio aprile si celebra la festa dell’Hanami, ovvero la fioritura primaverile dei ciliegi giapponesi, i sakura, alla cui ombra è tradizione consumare un sostanzioso pic-nic mentre se ne ammira la fioritura.

Al di là dei vari racconti mitici e antropologici con cui, in ogni parte del mondo, l’essere umano ha cercato di spiegarsi l’inspiegabile, una cosa è scientificamente sicura. Il Sole nel giorno dell’equinozio si trova perpendicolare all'asse di rotazione della Terra, così come provano importanti monumenti del passato costruiti secondo un perfetto allineamento con la direzione del Sole, come il complesso megalitico di Stonehenge, meta ogni anno di turisti attratti dal fenomeno equinoziale e da comunità pagane neo-druide che vi celebrano ritualità di carattere esoterico.

Un’altra cosa è sicura. Nonostante tutto la Primavera tornerà. E come in una danza cosmica, di cui tutti facciamo parte, dovremmo lasciarci andare con leggerezza all’ordine naturale delle cose. Accettare la vita su questa Terra con tutto ciò che comporta. Farci portare dal vento profumato di primavera e danzare.

Perché come dice un antico frammento gnostico “Chi non danza non sa cosa succede”…


Buona Primavera!

 

Bibliografia:


- R. Graves, I miti greci, Longanesi, 1992.

- A. Caforio, Il ciclo del maggio - Feste di primavera in Europa, Studi di Sociologia, Anno 47, Fasc.1, 2009

- F. Cardini, Il libro delle feste. Il cerchio sacro dell'anno, 2011

- R.C. Rando, Feste e Tradizioni del Mondo, Touring Club Italiano, 2011

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